Riflessioni cattoliche - Riflessioni sul cattolicesimo di oggi

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Essere alla Sequela del Cristo

Riflessioni sul cattolicesimo di oggi
Pubblicato da in Storia della Chiesa ·
"Perché per essere seguaci di Cristo necessita riconoscerne la Sua Chiesa?"

In risposta alla domanda "Perché per essere seguaci di Cristo necessita riconoscerne la Sua Chiesa?"
Essere cristiano significa essere alla sequela del Cristo, accettarne il suo Kerygma, ma vi sorge subito una difficoltà, Gesù Cristo, come altra parte vari personaggi dell’antichità, Platone, Aristotele, Socrate ecc, non ha lasciato assolutamente nulla di autografo, motivo per cui, se dovessimo appoggiarsi sui suoi scritti di lui non sapremmo nulla, assolutamente nulla, né dei suoi detti né dei suoi fatti, è vero, ci potrebbe essere qualche storico dell’antichità che parla di un certo “Kresto”, ma questo non ci dice nulla, come non ci dice nulla dei vari presunti messia apparsi in quel tempo.

Ma, a noi non interessa il “solo” il Gesù storico ci interessa il Gesù a cui fa riferimento sia la storicità che la messianicità, nel Figlio dell’uomo convergono il Gesù della storia ed il Gesù della Fede, mentre potremmo conoscere che un certo Gesù ucciso nella croce è esistito, non potremmo conoscere gli avvenimenti accaduti al Gesù storico se qualcuno non ce li fa conoscere.

Ora, ti prego di seguire il mio ragionamento.
Prima di aver fede In Gesù Cristo devi avere necessariamente fede in chi ti fa conoscere questo Gesù Cristo, giacché Gesù stesso non ha scritto assolutamente nulla e nulla ci è pervenuto da lui, allora dobbiamo accreditare la fiducia, accreditare la fede in chi ci propina il racconto di Gesù, abbiamo fede che tutto quello che ci raccontano è degno di fede poiché è degno di fede coloro che ce lo propinano.

Cosa si è scritto intorno a Gesù? di tutto, molti suoi contemporanei hanno scritto delle sue gesta, dei suoi detti, basta pensare che vi sono decine e decine di vangeli, altrettanto sono le lettere, in ugual misura apocalisse varie, ma noi abbiamo solo quattro vangeli, poche lettere ed un’Apocalisse, come mai? chi ha scelto tali scritti? perché questi e non altri? chi ha scelto il Vangelo di Giovanni e non il vangelo di Tommaso, il vangelo di Filippo ecc.? Perché abbiamo l’Apocalisse di Giovanni e non quella di Pietro? Perché non è stata inserita nel canone la Didaché pur essendo considerata uno dei primi scritti e letta nelle prime comunità cristiane.

Come vedi vi sono molti interrogativi a cui bisogna dare una risposta, dire credo in Gesù Cristo perché lo dice la Bibbia, non ha alcun senso, ed è illogico in quanto si rimanda alle difficoltà sopra elencate, inoltre, la Bibbia è una raccolta di libri, i quali sono stati appunto raccolti, quindi, la Bibbia non crea la Bibbia e non da autorevolezza a se stessa, necessita dunque che, chi abbia raccolto questi libri creando la “Bibbia” ne confermi anche la sua autorevolezza.

Continuiamo con il nostro ragionamento sul perché per avere fede in Gesù Cristo necessita avere fede in chi lo ha comunicato.

Poniamo dunque la domanda.
Se il cristianesimo avesse avuto la necessita di un canone.
Rispondo che le prime comunità cristiane non necessitavano di nessun libro neotestamentario, come ebrei convertiti al cristianesimo avevano la Torah (i cinque libri di Mosè) il Tanakh (libri profetici e sapienziali), ed è proprio a questi che l’apostolo Paolo si riferì quando scrisse “Tutta la scrittura è ispirata da Dio……”, ad esempio, scrivendo al giovane Timoteo San Paolo ebbe a dire “ fin dall'infanzia conosci le sacre scritture” (2 Tim,3,15) proseguendo afferma l’ispirazione delle antiche scritture, le quali come un tutore avrebbero portato l’uomo ad avere fede in Cristo, da ciò si comprende che per le prime comunità cristiane non vi era necessità di altri libri.

Possiamo dire che i libri neotestamentari sono nati in un modo occasionale, rispondendo alle necessità delle varie comunità che via via emergevano, tali necessità vengono evidenziati negli scritti più antichi, in modo particolare “le Lettere Apostoliche”, in modo particolare San Paolo è colui che scrive molte lettere, particolarmente alle comunità da lui fondate, per incoraggiarli, rafforzarli, rimproverarli, ma soprattutto per confortarli nella fede.

La lettera più antica probabilmente è la prima Tessalonicesi datata verso il cinquanta stesso periodo della Didaché, queste lettere, sia quelle paoline che di altri apostoli sono lettere inviate alle varie comunità al fine di custodire la “genuina Fede trasmessa dagli Apostoli”, questa trasmissione apostolica è il “Kerygma gesuano”, la Rivelazione del Padre trasmessa al genere umano per mezzo di suo Figlio il Verbo fattosi carne, la ragione ci dice che c’è Dio, la fede ci dice chi è Dio, e tramite la fede in simbiosi (unione) con la ragione possiamo accedere al “Progetto Shalom” (progetto salvifico di Dio per l’umanità). Questo trasmettevano gli apostoli alle genti.

Ascoltare/accettare tale messaggio non era facile, infatti Gesù stesso ebbe a dire “Beati coloro che pur non vedendo credono”, l’accettazione del Kerygma gesuano doveva essere preceduto dall’accredito di fiducia verso colui che tale messaggio trasmetteva, in sostanza occorreva un qualcosa che garantisse all'ascoltatore la veridicità di tale messaggio, un primo aspetto sarebbe stata la sincerità, l’onestà di chi annunciava tale messaggio, ma ciò non bastava, occorreva ancora un qualcosa che garantisse l’unicità di tale messaggio, affinché si dicesse che il messaggio fosse stato questo e non un altro.

Possiamo dunque affermare che vi sono tre elementi i quali funzionano da “Garanti “per coloro che ascoltano tale messaggio.

1) Onestà degli evangelizzatori
E’ umano ma non onesto, nascondere i propri difetti, i propri errori, esaltando solo i meriti, le qualità i propri successi, se leggiamo la storia dei grandi imperi, possiamo notare che le documentazioni da essi prodotte sono esclusivamente di auto-esaltazione, nessun personaggio come ad esempio, imperatori, re, dittatori, faraoni, e nei nostri tempi politici vari, pongono in risalto solo ed esclusivamente i loro successi, atteggiandosi come a, super-uomini senza difetto, ma così non era per gli Apostoli, per coloro a cui furono affidati i talenti del Signore.

Un aspetto nei racconti evangelici è l’onestà, non ci si esima dal narrare le debolezze degli apostoli, quali potrebbero essere, l’invidia, la preminenza, la gelosia, la paura, il tradimento, aspetti comuni a tutti gli uomini.
Nel narrare queste loro debolezze rendono il messaggio evangelico più forte, garantendo all'ascoltatore la sincerità e l’onestà di tale racconto.

2) Segni e Portenti
L’onestà e la sincerità di chi annunciava il messaggio evangelico non dimostrava che tale messaggio fosse vero, non dimostrava che il personaggio di tale messaggio fosse ciò che il messaggio stesso comunicava, vi erano altri che predicavano i loro dei, e anche questi erano sinceri, ma di nuovo, non vi era dimostrazione che tale messaggio fosse vero, genuino, solo questo e non altri, occorreva un qualcosa che fosse esclusivo, unico, il quale fosse ripetibile solo da questi e non da altri, questo elemento sono i “ Segni e Portenti”, o più semplicemente, sono ciò che noi chiamiamo “Miracoli”.

Il miracolo è un atto sovrannaturale, non appartenete all'uomo, al sensibile ma dipendente dal sovra-sensibile, il miracolo pur interagente con ciò che è fisico ne è l’effetto di una causa maggiore, la quale la definiamo “In-Causata” o come dice Aristotele è “Causa prima”, ed è ciò che noi chiamiamo “Dio”, il miracolo dunque è espressione della volontà di Dio (ovviamente quando mi riferisco a Dio si intente il Dio/Trino, ciò che invece Aristotele ignorava), la quale volontà fu espressa/manifesta in primis da suo Figlio, “Il Verbo”, nella natura umana, Gesù Cristo.

Ebbe a dire un giudeo in merito ai miracoli di Gesù, “nessuno può fare questi portenti se egli non è da Dio”.
Mandando i suoi apostoli alle genti, Gesù diete loro autorità di compiere “miracoli”, vediamo dunque gli apostoli annunciare il messaggio evangelico, potremmo dire con “Onestà intellettuale” supportato da “opere potenti” cioè dai miracoli, ecco dunque persone guarite dalle loro malattie, morti risuscitati, persone liberate dal demonio, tali opere si compivano persino al passaggio della propria ombra sul malato.

Già questi due elementi costituivano una garanzia all'ascoltatore sulla veridicità dell’annuncio evangelico, possiamo dire che a causa di ciò essi ponevano fede o accreditavano fiducia a chi insegnava loro, tale fede/fiducia si sarebbe trasferita nell’oggetto/soggetto centrale del racconto stesso, venendo essa stessa resa più grande e più forte, per la semplice ragione che la centralità del Kerygma convergeva su colui più grande dell’uomo, poiché come attesta l’apostolo Giovanni “1 In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2 Egli era in principio presso Dio:
3 tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
4 In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
Abbiamo un altro elemento il quale funge da garante sulla veridicità dell’annuncio evangelico.

3) Il Martirio
Il tempo passato dagli apostoli con Gesù Cristo pur essendo stato relativamente breve ha impresso nella loro vita un cambiamento radicale, in modo particolare alla Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo, il quale li rese forti nella fede ed intrepidi nei cuori nell'annunciare il messaggio salvifico di Cristo.

Pur di attenersi nella fede in Cristo, i suoi discepoli non esitarono a suggellare tale fede con il proprio sangue, subendone il martirio, tale atto suggellava la veridicità del loro racconto, ricordando le parole del Maestro il quale ebbe a dire “se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”, il Cristo è morto per la redenzione del genere umano, i suoi discepoli sono morti nell'annunciare tale redenzione.
Se l’ascoltatore ha fede nel racconto apostolico la sua fede sarà enormemente più grande verso Gesù Cristo, il centro del racconto evangelico.

Si pone dunque un ulteriore domanda, chi doveva annunciare tale “Kerygma”, quando annunciarlo, come annunciarlo, per quanto annunciarlo.
Vedremo con il prossimo articolo come la Chiesa Cattolica ha tale potere.



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19/08/2019
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