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Teologia Escatologica – Parte XI

Riflessioni sul cattolicesimo di oggi
Pubblicato da in Teologia Escatologica ·
Teologia Escatologica – Parte XI
di Francesco Franco Coladarci
La tua Parola è una Lampada al mio piede, una Luce nel mio camminoSalmo 119:105
           il Giudizio particolare
Con la sua morte la persona cessa il suo peregrinare sulla terra, questo implica la cessazione di ogni possibilità di ulteriori sue decisioni, solo nell'arco della sua vita terrena, dalla nascita alla morte è l'unico tempo dato dall'uomo per compiere le sue scelte, infatti l'apostolo Paolo afferma “Tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo
L’Apostolo non afferma, lasciato il corpo sussiste un’anima immortale, ma che nella persona vi sia un cambiamento di stato, da corpo mortale a corpo glorioso con Cristo.

Vivere nel corpo significa sussistere in quel tempo in cui si possono esprimere tutte le proprie decisioni, giuste o sbagliate sono espressioni del nostro libero arbitrio.
Con la morte del corpo significa aver fissato per sempre le nostre decisioni, le nostre scelte le quali non possono più essere modificate.

Con l'accettazione della filosofia greca sull'immortalità dell'anima e della sua retribuzione, iniziò ad affermarsi il giudizio particolare subito dopo la morte, da notare però che le scritture e i simboli di fede più antichi conoscono solo il giudizio finale o universale, e quindi non parlano mai di quello particolare (vedere il Credo Apostolico e Niceno-Costantinopolitano).

La dottrina del giudizio particolare nacque per opera dei padri della Chiesa che pur salvaguardando il giudizio universale proposero un incontro con il Cristo anche prima del giudizio universale, tale giudizio e retribuzione viene fissata nella bolla “Benedictus Deus” di papa Benedetto XII.

Necessita armonizzare ciò che dice la scrittura o per meglio dire ciò che non dice la scrittura in questo caso, con ciò che afferma il Magistero, ed ecco qui il duplice giudizio, particolare, nel senso che è giudicata come persona singola, in seguito come membro dell'umanità nel giudizio universale, possiamo notare la categoria temporale del prima e di un poi.

Come abbiamo detto dall'inizio del XX secolo la teologia escatologica ha elaborato un'altra soluzione nella quale pur mantenendo le verità di fede del giudizio particolare e universale ne ha compreso meglio la loro interconnessione.

San Tommaso d'Aquino facendo propria la bolla Benedictus Deus, fissa il giudizio particolare per primo per poi seguire alla fine dei tempi il giudizio universale, ma questa concezione di giudizio si incastona proprio nella categoria temporale, evidentemente tale affermazione poteva soddisfare l’escatologica medievale.

Come abbiamo visto in merito all'aldilà, non esiste né spazio né tempo, né un prima né un poi, né un qui né un là, ma sussiste l'istante eterno o presente eterno in cui sussistono le nostre tre temporalità, passato, presente e futuro.
Motivo per cui l'escatologica moderna ha elaborato un'altra soluzione, secondo la quale ci sarà solo un giudizio che ogni persona sperimenterà.
Il giudizio è particolare in quanto investe la singola persona, mettendo in luce la sua vita, le sue scelte, i suoi motivi suoi condizionamenti, i suoi peccati, la sua risposta alla grazia, nel contempo è anche universale come giudizio sul mondo in quando ciascun uomo appartiene al mondo e alla sua storia.
Questa soluzione ha trovato il favore di molti teologi, come il Cardinale Giacomo Biffi, il quale fa notare la necessità di evitare e liberarci dalla tirannide del tempo, della cronologia nel quale sussistono date, scadenze, un prima e un poi, un qui e un la, in sostanza evitare il condizionamento delle nostre categorie temporali di spazio e tempo.
È interessante l'argomentazione del Cardinale Giacomo Biffi, il quale afferma.

“Secondo questa ipotesi, non esistendo oltre il tempo dimensione temporale, ogni uomo alla sua morte si trova già in essere eternamente giudicato, con un giudizio che è insieme particolare e universale: particolare perché riguarda il valore delle singole persone; universale perché nessuno vi si può sottrarre e perché tutta l'umanità vi apparirà simultaneamente giudicata. È dunque un giudizio che, concludendo al tempo stesso la vicenda universale e la vicenda individuale, è immediato ed escatologico; è vicino, perché coincide col momento della nostra morte, ed è contemporaneamente, lontano perché coincide col momento della fine del mondo; è brevemente separato da noi da quel diaframma il fisico e fragile del nostro respiro, ed era lungamente separato da noi dalla teoria dei secoli le forze riceveranno ancora la parusia.

Come già si è detto, nel giorno della sua risurrezione Cristo, entrando nell'eternità, ha già concluso la storia, e la sua Pasqua e già insieme il momento della sua venuta gloriosa e del giudizio. Chiudendo gli occhi nella morte, l'uomo li apre nella realtà vera ed è subito alla presenza del Veniente, della parusia, del giudizio. Questa concezione non implica la negazione dell'antropologia tradizionale, tutta fondata su un rinvenimento nell'uomo di due co- principi, materiale e spirituale, anima e corpo, troppe e troppo gravi ragioni militano a favore di questa tesi è il suo spensierato ripudio non rappresenterebbe certo un progresso né la filosofia né per la teologia”
.
Come vediamo l'argomentazione del cardinale Biffi non inficia la dottrina dell'anima immortale e del corpo, giacché la natura dell'uomo è composta proprio da questi due principi, i quali per nessun motivo possono essere separati, anche se nell'arco del tempo e in modo particolare nel medioevo si è esaltato maggiormente il principio platonico (in una certa misura lo è tutt’ora).

Quindi per concludere questa breve considerazione possiamo fissare due punti.

Nella teologia escatologica medievale, abbiamo un giudizio particolare subito dopo la morte, attesa della fine del mondo e giudizio universale poi, questa escatologia è condizionata dalle nostre categorie temporali.

Nell'escatologia moderna, abbiamo un giudizio il quale è particolare e universale nello stesso istante, in quanto è svincolata dalle categorie temporali giacché si immerge nella categoria della A-Temporalità, e quindi in quell’istante eterno in cui sussistono “Passato-Presente-Futuro”.
Segue



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19/08/2019
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