I luoghi della prigionia di mio padre - Riflessioni sul cattolicesimo di oggi

Cattolici oggi
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I luoghi della prigionia di mio padre

In Germania in ricordo della prigionia di mio padre

di Vieri

Il diario di prigionia di mio padre




Agosto 2004: il viaggio della memoria

I 650.000 militari italiani catturati dai tedeschi dopo l'8 settembre e internati nei lager nazisti erano una parte del prezzo della guerra Fascista: non il primo e non l'ultimo, ma certo il più oneroso e drammatico."
Mio padre era uno fra questi.
E' tornato nell'agosto del 1945 con un diario.
Per anni, da piccolo mi raccontò delle sue esperienze ma questi scritti, fitti fitti, e quasi incomprensibili rimasero in un cassetto fino a quando, ormai in pensione decise di ribatterli tutti a macchina, rendendoli così, a me, felicemente accessibili, completi di date e di luoghi.
Altri anni sono passati, mio padre è mancato nel 1990, e questi diari, hanno rappresentato per me, nel tempo un desiderio: quello di poter un giorno della mia vita rifare, in sua memoria, lo stesso percorso di sofferenze che aveva fatto in quel lontano 43'.

A sessanta anni di distanza ho avuto finalmente questa opportunità ripercorrendo tale lungo "percorso" ma tutti i "segni" erano ormai ovviamente scomparsi….eccetto uno. Una chiesetta.
Iniziata da un po' di tempo l'"abitudine" di prolungare le ferie con un viaggio all'estero di circa 15 giorni fino a fine agosto, decidemmo
allora di ripercorrere in Germania le cittadine (segnate in rosso) dove era stato prigioniero il mio babbo. Un po' come "il viaggio della memoria". Siamo passati per la valle del Reno e visitando: il famoso ponte di Remagen, Koblenza, Wietzndorff, Bergen Belsen (trovato casualmente sulla strada), Wietze.  

In questa cittadina abbiamo avuto una esperienza molto toccante avendo avuto il "caso" o la fortuna di assistere alla messa nella stessa chiesetta dove una volta aveva pregato il mio babbo esattamente 60 anni fa) , Thoren (costruzione di un ponte),  Goch  (scuola di), Marienbaum , Millingen, Wesel,  (qui siamo stati sul Reno in corrispondenza del ponte distrutto il 10 marzo del 45' dagli stessi tedeschi in ritirata ed alla cui distruzione aveva assistito il mio babbo (vedi). Bremen, Bremenhaven e Kuxaven sul mare, Amburgo.
Alla fine è stata una bellissima esperienza ed una "cosa" che nella vita "dovevo fare"...
.
Wietzendorf  18 novembre 1943 - Una giornata molto triste.
Dal diaro del babbo.
Ieri passai una giornata molto triste. I sacrifici, le sofferenze che sopporto e provo mi abbattono moralmente e fisicamente. Ho tanto desiderio di mangiare, mangiare e mangiare perché non pochi sono i giorni in cui la fame si fa sentire; di dormire in un letto, di lavarmi, di cambiarmi la biancheria, insomma sento l’ardente desiderio di avere ciò che un uomo si aspetta come tale. Invece siamo delle povere bestie! […].
Dopo 38 giorni di disturbo intestinale, ho passato la nottata tranquilla. Speriamo in avvenire!
[…]. Il mio pensiero non poté fare a meno di correre alla mia Vera […] e me la sentii vicino, tanto vicino al mio cuore che benedii quel momento con una manifestazione che in questi ultimi tempi assume un carattere pietoso e doloroso: le lacrime. Queste lacrime che racchiudono tante sofferenze, tanti dispiaceri, tante rinunce. Ho sognato una persona di famiglia, di cui non ricordo la sua immagine, alla quale ho domandato come stava Vieri, se era cresciuto, se cominciava a parlare, se camminava. Mi ha risposto semplicemente: è un bambino normale! Sotto l’impressione di questo sogno ho pensato più del solito al mio angiolino, al
giorno in cui lo rivedrò e la scena commovente che avverrà fra noi due che ancora non abbiamo la gioia di conoscerci.
1 dicembre 1943 […] La fame mi ha costretto a dar via il mio portasigarette per 200 grammi di pane e lo scambio mi ha procurato tanto dispiacere perché era un regalo dei miei genitori. L’orologio, per ora resiste alle tentazioni! […] ma per poco […]. Ho dato al Colonnello l’orologio e la penna stilografica perché la vendesse a dei suoi colleghi […] ultima risorsa per fronteggiare l’assedio gastronomico che si stringe sempre di più attorno al mio stomaco. Sono partiti i primi nuclei di lavoratori coatti. In conseguenza del nostro rifiuto del nostro impiego, quali volontari nella SS tedesca. Abbiamo preferito la pala ed il piccone al moschetto ed
alla montura tedesca.
Wietzendorf è un paese al centro del triangolo Amburgo-Brema-Hannover.
La località è famosa perchè ad un chilometro sorgeva l'Oflag 83, il campo di concentramento che ha accolto nell'ultima guerra migliaia e migliaia di uomini deportati da molti paesi d'Europa soprattutto italiani.
Il campo di concentramento di Wietzendorf era in origine abitato da prigionieri russi. Della vita che vi hanno condotto questi e del loro trattamento, testimonia il cimitero russo sito nei pressi del campo (lato nord a circa 1 km e mezzo dal campo) nel quale si trovano sepolte oltre 16.000 salme. Sgombrato dai russi, probabilmente per le condizioni di inabitabilità, servì nell'autunno dell'anno 1943 allo smistamento dei prigionieri italiani che vi passarono in numero di molte decine di migliaia. Anche generali vi alloggiarono per più giorni, a terra e senza alcuna sistemazione non di conforto, ma strettamente umana. In seguito allo sgombero dei campi di Polonia, nel gennaio 1944, il campo fu destinato, con la denominazione di Oflag 83, agli ufficiali italiani.


7 dicembre 1943  la strada da Wietzendorff a Wietze passa da Bergen Belsen
Da diario del babbo:

7 dicembre 1943 Partenza avvenuta sotto l’acqua per andare incontro al mio destino di lavoratore coatto. Acqua torrenziale che ci ha accompagnati fino a destinazione, situata a circa 80 km da Wietzendorff. Il paese si chiama Wietze e chi sa per quanto tempo mi rimarrà impresso nella mente questo nome....."Anche noi facemmo questa strada tra i boschi ma a metà strada ci imbattemmo in un segnale stradale "Bergen Belsen".. uno dei tanti campi
Anna è una ragazza ebrea che vive ad Amsterdam, dove la sua famiglia si è trasferita dalla Germania per sfuggire alle persecuzioni naziste. Per il tredicesimo compleanno riceve in regalo un quaderno, che diventa il suo diario di adolescente, diretto a Kitty, una amica immaginaria cui confidare i suoi pensieri, visto che dice di non avere amiche vere a cui confidarsi.
Ben presto la vita di Anna subisce un mutamento radicale: l’occupazione tedesca dell’Olanda e le persecuzioni convincono la famiglia di Anna a diventare clandestini, nascondendosi in un alloggio segreto posto al numero 263 di Prinsengracht, sopra la fabbrica di lavorazione della frutta di proprietà del padre di Anna, Otto Frank.
DA questo momento il diario diventa il racconto della vita nell’alloggio segreto e delle sue difficoltà quotidiane: dai lavori comuni come pelare le patate, ai turni per il bagno, ai lunghi pomeriggi di studio, con tutte le tensioni che derivano dall’affollamento di molte persone in locali piccoli, e dalla tensione dovuta alla continua paura di essere scoperti o di venire traditi.

Quello che fa rabbrividire a distanza di tanti anni è il fatto che il mio babbo passò necessariamente davanti al campo senza mai sapere niente. La scoperta è stata casuale poichè in nessuna sua pagina del diario viene citato questo luogo.
Immagini di Bergen Belsen
Wietzeze: 15 luglio 1944 Il giorno del “trionfo del lavoro”
Dal diario del babbo

Tale definizione l’ho data in quanto che, tornati dal lavoro alle ore 18.00 avevamo fatto in tempo nemmeno a levarci quei due panni sporchi d’addosso che il sergente tedesco mobilitò tutto il campo (circa 40 uomini, esclusi i ruffiani, quali l’interprete, il capo campo, l’attendente) per andare a fare un lavoretto che richiedeva a dir suo, circa due ore d’impiego di mano d’opera.


Dalla fretta non si mangiò nemmeno e così, dopo 12 ore di lavoro andammo a trovarne un altro nel luogo dove era richiesto il nostro intervento. Si trattava di una diga esistente in uno dei tanti laghi di olio minerale, la quale, nel rompersi aveva provocato l’allagamento della campagna vicina e le proporzioni potevano divenire serie se non prendevamo tempestivamente i dovuti ripari […].

Per farla breve dirò solo che questo lavoro, più che altro di pala, durò esattamente fino alle 3.00 del mattino:. 9 ore di lavoro in aggiunta alle 12 ore svolte nella giornata […] il giorno del “trionfo del lavoro” per aver reso omaggio a questo con ben 21 ore consecutive di attività […] professionale!

Non dimenticherò mai questa giornata, non solo dalla sofferenza fisica e dalla fame sofferta, ma anche dal lato dell’incolumità personale, poiché ad un certo momento fummo costretti a scendere nella pozza d’olio che arrivava fino al petto per collocare i tronchi d’albero.
Bastava mettere un piede non tanto stabile nel terreno per scivolare e venire inghiottiti dall’olio […] e buttati in padella. Dio ci assistette!
La chiesa di Wietze dove pregò anche il babbo
L'interno della chiesetta di Wietze
Wietze - la riscoperta della fede…e della dura realtà.
Dal diario del babbo:
[…] per quello che provai nell’ascoltare la S. Messa, celebrata in una chiesetta non tanto lontana dal campo che mi ospitava. Mi sentii l’animo come fosse stato liberato da un gran peso che lo opprimeva, come se vivessi in un altro mondo fatto di misticismo, di cose buone e belle […]. E con un nodo alla gola, con gli occhi abbisognevoli di tante lacrime, pregai fervidamente perché Dio mi proteggesse, unitamente ai miei cari […].
E quando lasciai la Casa d’Iddio, mi sentii purificato, disinfettato da quei germi di materialismo che da circa un anno infestavano il sentimento più puro più bello e più buono, il quale si dibatteva fra atroci sofferenze che mettevano in dubbio l’esistenza d’Iddio. Benedico quella chiesetta che mi dette agio di ricredere e dire ancora una volta: sì, esiste ancora la bellezza della vita […]. Provai il trionfo della vita: tutto mi sembrò più bello, tutti mi sembravano buoni. Ma questa impressione fu di breve durata, tornai alla realtà della vita, alla triste realtà. Nel tornare al Campo passai davanti all’officina in cui lavoravo. Quale netto contrasto!


Wietze 2004: La chiesetta ritrovata

Una domenica mattina dell'agosto del 2004, esattamente dopo 60 anni, arrivammo a Wietze, una piccola cittadina tedesca, nota nel periodo bellico per la  presenza di miniere e pozzi di olio minerale ai quali aveva (forzatamente) lavorato mio padre.
Volevamo cercare quella famosa chiesetta, unico riferimento possibile di questo lungo viaggio, ma la cittadina era protestante e l'unica persona che avevamo trovato per strada a quell'ora non sapeva nemmeno l'esistenza di una chiesa cattolica.
Eravamo rimasti delusi ma ostinatamente continuammo a girare ancora di strada in strada fino a quando leggemmo: "Kirckenstrasse". Strada della chiesa.
Ci incamminammo e trovammo la chiesa . Era cattolica e aperta per la messa domenicale alla quale assistemmo. Quante felici coincidenze !

La chiesetta era linda, quasi moderna, ma qualcosa mi diceva, pregando per lui, che 60 anni prima fra quelle panche aveva pregato anche mio padre.
Avevo ragione.
Alla fine della funzione chiedemmo informazioni al parroco il quale ci disse che la chiesa aveva circa 90 anni ed era l'unica del Paese.
Era sicuramente lei.

Pensieri, riflessioni?
Mi sedetti allora su una panchina, in silenzio e mi guardai intorno. Non ero sicuramente solo.




07/04/2019
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