la lunga strada per San Patrignano - Riflessioni sul cattolicesimo di oggi

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la lunga strada per San Patrignano

 La "lunga  strada" per San Patrignano.

La mia giornata a San Patrignano era per accompagnare un parente acquisito ma praticamente per me, un figlio.

Una giornata che chiuse con la parola "speranza" anni di emarginazione e di droga per questo "ragazzo", ormai venticinquenne, aprendo invece una voragine nei miei pensieri rivolti ad un universo a me sinora sconosciuto di attempato borghese di provincia.

San Patrignano, sulle colline riminesi, non è un luogo turistico nè segnato sulla Guida Michelin.
Non è un luogo aperto alle visite: per entrare occorrono sempre buoni e concreti motivi.
In genere o si va per entrare in Comunità o ci si accompagna qualcuno.

La strada per arrivare qui, su queste colline, è stata molto lunga, difficile.
Un percorso durato più mesi e con "una volata finale" direbbero alcuni in termini sportivi, di quasi venticinque giorni, trascorsi accanto a questo ragazzo, dalla mattina alla sera, praticamente da "secondino", vigile ed attento ad ogni manifestazione sospetta.
Per entrare infatti a San Patrignano , non doveva ovviamente più drogarsi, bere alcolici e fumare più di 10 sigarette al giorno...

Venticinque faticosi e difficili giorni di dialogo dove si alternavano deliri da astinenza, fortunatamente sempre più controllabili, seguiti da una costante metamorfosi verso la libertà e l'acquisizione di una serena consapevolezza delle proprie scelte di vita, dei propri limiti e dei passati errori.
Fu come assistere in pratica, in un film al rallentatore, alla nascita di un figlio, a lungo desiderato e voluto.
In questo, non fui lasciato solo e persone a me molto care mi aiutarono con forza in questa opera di avvicinamento e di preparazione a San Patrignano.
Un "team" si direbbe, una squadra affiatata che ebbe forse dei meriti ma soprattutto l'aiuto della Provvidenza per alcuni o del "caso" per altri, che si manifestò in più occasioni estremamente favorevoli, tra le quali, non ultima, la presenza di una stagione di fine ottobre particolarmente bella
.
Dialogare facendo lunghe passeggiate, del resto, fu molto più facile che restare chiusi in casa per ore davanti alla TV.
Ogni pensiero, ogni comportamento, in questi giorni di costante dialogo, fu analizzato ed insieme discusso.
Possimo parlare di "evento straordinario" senza azzardare l'uso di altri termini che forse riterrei più appropriati?
Fatti psicologicamente molto importanti avvennero nel frattempo ed un grazie particolare lo devo ad Andrea Muccioli.

Nel colloquio con il ragazzo prima di entrare in Comunità, Andrea, riuscì a mettere in luce le problematiche del ragazzo, mai, in tutti questi anni, precedentemente confessate, scoprendo complessi di colpe non sue, derivati dalla scomparsa del padre quando aveva circa 11 anni.
Dopo anni di silenzi, (ingiustamente tenuti dalla madre), ebbi l'onere e la responsabilità di aprirlo definitivamente alla verità dei fatti.

Non poteva avere colpe per non essere stato sul posto per aiutarlo in quei frangenti, perchè lui, il padre, in quei momenti, aveva scelto e voluto di non essere aiutato scegliendo il suicidio nel garage di casa, come soluzione ad un esaurimento nervoso dovuto a problemi di lavoro.

Il ragazzo, in quei momenti difficili, reagì bene e per la prima volta pianse liberandosi  di un enorme peso.
Dio per lui, in qugli  anni, era stato malvagio poichè gli aveva tolto un riferimento importante nella sua vita, ed il suo posto era stato occupato da palliativi: dal "Paganismo" (confusamente identificato) alla "Religione di Bob Marley" dove la "canna" rappresentava un principio di vita.....e non solo quella.....dai funghi allucinogeni, alle pillole di ogni tipo fino alla cocaina.

Avevamo molto discusso in quei giorni sul vero significato della "cacciata" di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre e l'"avvenimento" scontatissimo ritornava prepotentemente di attualità.
Il desiderio dell'uomo di libertà e di scelta autonoma del proprio destino, indipendente da Dio, che è bene, e quindi in alternativa anche nella scelta del male, veniva nei fatti confermato.

Suo padre aveva scelto in completa autonomia.
Dio in pratica, non c'entrava..
Il messaggio di speranza nasceva così dalla constatazione pratica che anche con la spiegazione della parabola dei vignaioli, si poteva rinascere ed essere sempre accettati, anche più tardi, solo con la forza della propria volontà.

Il concetto di condivisione e di solidarietà furono poi successivamente ampiamente dibattuti nei momenti di lucidità.
Sono realista sul fatto che il ragazzo aveva ancora idee confuse in fatto di principi religiosi anche se fui il suo padrino alla Cresima, ma questa settimana, scrivendo a sua madre, si lamentava sul fatto che per motivi di lavoro ( lavorava nelle cucine ) non poteva andare tutte le domeniche a Messa.

Fui disorientato, confuso, direi inebetito da questa fortissima lezione di speranza e di volontà di questo ragazzo, che per la società in pratica non era nessuno.
Cosa poteva capire di droga, di emarginazione, di microcriminalità, di "festini", di complessi di colpa, di "bullismo", ma soprattutto della mancanza di un padre, uno che come me aveva sempre avuto tutto dalla vita ? Genitori uniti, moglie, figli, nipotini, un lavoro, una casa, serenità ed affetti?

Pensavo di avere tutto e di sapere tutto fino a quando una valanga di nuove esperienze mi riportarono  prepotentemente su questa terra.
Le differenze di età e di esperienze erano evidenti ma il dialogo con questo ragazzo nonfu univoco ed alla fine del percorso ci guadagnammo  entrambi.

Imparai a capire di più di chi fosse un tossicodipendente, come si comportava e da dove iniziava: sempre dallo spinello, osannato e "innocuo" spinello .
L'età di chi iniziava ? dagli 11 ai 13 anni.

Poi le compagnie, la voglia di "emergere", di "farsi notare", con il vestiario, il piercing, con atti di bullismo se non di vera e propria violenza denotano sempre un vuoto affettivo, la mancanza di valori e di una sana educazione familiare.
La ricerca di sport estremi e del pericolo in genere, chiudono il quadro di una persona che vuole ignorare, isolandosi e chiudendosi in sè stesso, il mondo esterno che spesso considera come un nemico, da affrontare e sfidare ogni giorno.

Andrea Muccioli aveva definito molto bene il comportamento di questi ragazzi che avevano fatto della menzogna e della
"manipolazione degli affetti" una vera e propria scelta di vita.

L'affidabilità di una persona lucida ma sempre sotto gli effetti della droga è quasi sempre pari a zero. Ne ebbi per anni, personalmente la triste esperienza.

Sino a quando non si produce una crepa e si rompe quella campana di vetro scuro all'interno della quale queste persone si sono inserite, non c'è dialogo. O meglio, esiste ma le buone intenzioni generalmente durano lo spazio di una mattina.

Se è possibile azzardare una definizione, il drogato è una persona profondamente malata di amore.
Non capisce il suo giusto significato per la semplice ragione che nessuno glielo ha mai veramente insegnato.
Amore verso se stessi e verso la vita, amore verso gli altri, il mondo e la società.

Spesso, per loro, la parola "speranza" non ha significato.
Una persona generalmente "allevata" e coccolata con molti "sì" e pochi "no", da genitori quasi sempre troppo occupati o peggio, mancanti, in costante litigio o separati.
E' possibile allora interrompere questo circolo perverso di morte dei sentimenti ed in seguito di morte reale ?
Sì è possibile, ma non è facile.

Il tossicodipendente deve essere messo in grado di non poter più mentire agli altri e di conseguenza con sé stesso.
Bisogna creargli una "terra bruciata" che con l'aiuto essenziale di altri ex tossicodipendenti, gli consenta gradualmente di prendere conoscenza del suo stato e di reagire a piccoli passi, scalino dopo scalino.

Questo è il percorso giusto per entrare a San Patrignano con una sola motivazione:
- scegliere la libertà da ogni condizionamento, iniziare gradatamente a riappropriarsi di sè stessi, aprirsi agli altri ed alla collettività come nuova ed unica scelta di vita. Scegliere la sincerità nei rapporti.

Su queste irrinunciabili basi di partenza, San Patrignano costruisce da molti anni, nuovi uomini, liberandoli dalla droga e integrandoli con il senso del rispetto, della solidarietà e del lavoro nella società contemporanea.
Ogni ragazzo viene affiancato da subito ad un amico (tossicodipendente anche lui ma alle fasi finali del percorso) che lo aiuterà nel tempo a superare tutte le difficoltà ed a integrarlo nella Comunità.
Il percorso è lungo, dura in media circa tre anni, ma il 72 % dei giovani usciti non ricade più alla fine, nel baratro della droga.

La scelta "San Patrignano" non riguarda però solo i ragazzi ma la famiglia tutta.
Nel colloquio di accoglienza, Andrea Muccioli parlò chiaro a tutti e successivamente solo ai genitori, facendo allontanare i giovani in un'altra sala.
I ragazzi, nei prossimi anni cambieranno ma se al loro ritorno troveranno gli stessi familiari con gli stessi problemi, incomprensioni, dubbi e mentalità, essi si allontaneranno da loro una seconda volta e questo definitivamente.

Se non vorremo arrivare a questo, anche i genitori, in questi anni, dovranno pertanto fare la loro parte partecipando assiduamente a riunioni di gruppo con altri genitori con analoghe problematiche per crescere nel tempo anche loro.

Un'ultima "fotografia" di quello che significa la solidarietà a San Patrignano:
Arrivati al parcheggio, alcuni giovani ci vennero  incontro salutandoci e prendendo subito le nostre valigie facendoci strada verso l'interno.
Ringraziammo per la gentilezza ma cirisposero: "non è il caso di ringraziare, hanno fatto così anche con noi quando entammo la prima volta, anche noi ed è giusto quindi farlo anche con voi......."
Vieri
Amare odierne conclusioni

Queste esperienze sono oggi ormai un po' datate ed anche se importanti ed estremamente significative, alla fine gli sforzi ed i risultati attesi anche dopo l'uscita di questo ragazzo ormai diventato uomo, dopo 4 anni di "comunità", non sono ancora risolutivi.

All'uscita, la voglia di fare e di reinserirsi nel cosiddetto "mondo civile" , è stata notevole con alterni risultati ma troppi fattori hanno inciso alla fine, nel tempo, ad un progressivo ritorno alle vecchie abitudini dove "l'ozio", la mancanza di lavoro e di una seria attività, ha rappresentato l'elemento principale dei successivi insuccessi.

Oggi, dopo inutili tentativi anche in altre comunità presso le quali aveva trascorso sempre  pochi mesi, siamo ancora alla ricerca della cosiddetta "salvezza".

Possiamo abbandonarci alla rassegnazione  di una situazione ormai difficilmente gestibile ?

Il desiderio, la volontà di stare ancora vicino a quest'uomo esistono ancora ma troppi fattori fisici e familiari mi impediscono oggi di agire come un tempo e solo un pensiero ed una preghiera potà aiutare questa persona alla quale ancora voglio molto bene.


07/04/2019
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