Muri di oggi e muri di ierii... - Riflessioni sul cattolicesimo di oggi

Cattolici oggi
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Muri di oggi e muri di ierii...

Muri di oggi e muri di ieri...
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di Vieri
Il muro che divide Israele dalla Cisgiordania

Betlemme dista da Gerusalemme pochissimi chilometri e mi aspettavo già di vedere il muro che divide i territori occupati sotto amministrazione palestinese ma passarci vicino con i suoi graffiti e la sua imponenza mi ha dato un senso di sgomento sulle notevoli divisioni che esistono in questo tormentato paese.
Mi sono ricordato allora di quando mi ero trovato nel 1965 davanti al muro di Berlino sperando che un giorno anche questo muro possa cadere come il primo nel 1989.


Betlemme, disposta su tutta una serie di colline, contrariamente a quanto mi potessi aspettare è una cittadina con molte abitazioni moderne e senza quel senso di confusione e di sporco che caratterizza in genere le cittadine arabi.
Dopo poco, il pulmann ci lascia di fronte ad una scalinata trovandoci subito dopo nella piazza della chiesa della natività.
Viran - Settembre 2012




Il muro di separazione con la Cisgiordania

Lunga 725 km, la barriera ingloba la maggior parte delle colonie israeliane e la quasi-totalità dei pozzi.
Il suo tracciato fu modificato decine di volte nel 2004 e nel 2005, su domanda dei palestinesi, degli Europei e della Corte Suprema di Giustizia israeliana. Le locali comunità cattoliche e cristiane si sono espresse apertamente e hanno manifestato più volte contro la costruzione del muro.

È equipaggiata sulla sua parte più lunga di barriere elettroniche. I sostenitori del muro sottolineano il numero di vite salvate e il netto decremento di attentati anti-israeliani dopo la sua costruzione, mentre i suoi detrattori (principalmente palestinesi o appartenenti alla sinistra politica israeliana) sottolineavano i problemi e la mancanza di libertà di movimento che essa comporta, l'isolamento di certi villaggi, il sentimento d'imprigionamento, e la paura delle persone coinvolte che essa rappresenti di fatto una futura frontiera di cui rifiutano il tracciato.

All'altezza dell'agglomerato urbano di Gerusalemme, la barriera è costituita da un muro alto 8 metri. Questo muro serpeggia nei quartieri arabi di
Gerusalemme e all'altezza del confine fra gli agglomerati di Gerusalemme e di Betlemme. Attraversa in particolare i quartieri di Abū Dis e di Azariyye a sud, fino alla strada che permette di accedere a Betlemme. A nord, il muro costeggia in parte i limiti del comune di Gerusalemme, sulla parte annessa da Israele del territorio cisgiordano.

A sud di Gerusalemme e di Betlemme, la barriera, dapprima al livello del blocco di colonie di Gush Etzion, penetra fino a quasi 10 km in Cisgiordania. Essa si prolunga poi approssimativamente lungo la Linea Verde, ma non si prolunga fino al Mar Morto, fermandosi a circa 20 km da esso.


1965 - A Berlino, al di la del muro....

Allora Berlino non era una città qualsiasi poiché poteva definirsi la "capitale della  guerra fredda" che allora esisteva tra i due blocchi, quello occidentale e quello comunista.

La Germania, allora, dopo la guerra terminata a Maggio del 45' era stata divisa in due: la Germania Occidentale e quella Orientale a regime comunista.
Alla fine degli anni 50'  dato che molti tedeschi dell'est scappavano in occidente per le migliori condizioni di vita, fu eretta la famosa "cortina di ferro" e cioè tutti i confini furono chiusi da filo spinato e garitte di guardia per impedire il passaggio di uomini e cose da una parte all'altra.
Per una serie di motivi derivati dalla suddivisione delle "sfere di influenza" delle "potenze vincitrici e cioè, USA, URSS, Inghilterra e Francia, la città di Berlino, la capitale del terzo Reich di Hitler, fu divisa in 4 zone sotto l'egida di cadaun Paese vincitore.

Nella città però, nonostante che tutti i confini fra gli stati rimanessero chiusi si poteva ancora circolare liberamente fra un quartiere all' altro, quindi anche da quello comunista a quello Occidentale.

Questa situazione faceva sì che moltissimi tedeschi scappavano proprio da li ed allora i Russi decisero di recintare completamente nelle prime ore del 13 agosto del 1961 la città con un lunghissimo muro e filo spinato dividendo la città praticamente i due.

Si fa presente che Berlino, allora, era completamente "annegata" nella Germania Est comunista e rappresentava pertanto "un'isola" occidentale all'interno di uno stato retto da un governo comunista come del resto tutti gli altri, quali Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Romania e Bulgaria.

Il nostro viaggio a Berlino, compiuto in autobus fu fatto pertanto attraverso l'unica autostrada accessibile di collegamento permessa dagli accordi internazionali e dato che il traffico per e da la città era praticamente molto scarso, era stata lasciata aperta una sola corsia dell'autostrada mentre sull'altra giravano i trattori ed i carri a cavalli!

Berlino Occidentale, era già allora una città ricca e sfavillante di luci, ma questo solo nei nuovi quartieri. Fummo accompagnati in pulmann attraverso una visita ai "confini" ed al famoso "muro di Berlino".
In quelle zone la città era ancora come si presentava subito dopo la guerra e da improvvisate scalette si poteva osservare di tanto in tanto quello che c'era al di là del muro. Filo spinato, "cavalli di frisia" (gruppi di travi di acciaio disposte a doppia croce in modo da non far passare camion o altri mezzi) e tanta, tanta desolazione.

La cosa che più mi impressionò fu il notare una stazione della metropolitana abbandonata in mezzo al "niente" . In quel "niente", una volta c'erano case e negozi….

Dalla fatidica data del 9 Novembre 1989, caduta del muro di Berlino e successivo collasso di tutto il potere sovietico con la fine del comunismo come partito unico, anche la famosa "cortina di ferro" cadde ed oggi per visitare i paesi ex comunisti, ormai nella Comunità Europea, non occorrono più né passaporti né visti ma solo un sorriso alla dogana! ......Viva la Pace !

La curiosità di visitare anche l'altra parte della città, allora, fu tanta e prendemmo l'unica linea del metrò che andava da un settore all'altro.
Passata la "dogana" con tanto di timbro sul passaporto, come persone non tedesche e non residenti, passammo una giornata in visita.
Una parte della città, quella centrale, su stile comunista era stata rifatta (la famosa Karl Max Allee) ma intorno la desolazione di una città rimasta agli anni 40-50' rimaneva con ancora molti segni dei pesanti bombardamenti che avevano distrutto Berlino nel 1945.

Viran 1965

Berlino est nel 1965
Berlino 2005 -
Gerusalemme 2012
Volute coincidenze ?

A ricordo dei 6 milioni di ebrei vittime del nazismo i tedeschi hanno eretto a poche centinaia di metri della Porta di Brandeburgo un monumento discusso ma significativo: Una numerosissima serie di cubi di marmo come fossero state delle lapidi.

Oggi ( 2012) che sono stato a Gerusalemme e passato per la valle di Josafat, adiacente alla valle del Cedron, ho notato una grandissima somiglianza fra quel monumento ed il cimitero ebraico. Spoglio e nell'insieme "lugubre". Volute coincidenze ?

Un giorno a Varsavia e molti ricordi....

Un giorno di agosto mio figlio mi disse: devo andare a Varsavia in settembre per lavoro....e allora gli rispondo: ma quanto spendi ? 100 euro andata e ritorno in giornata. E se venissi anch'io? Va bene!...E così fu..

La cosa mi piaceva molto poichè a Varsavia era una delle poche capitali europee che mi mancavano ed alla fine ho trovato una giornata bellissima e fra auto, aereo e taxi i miei spostamenti a piedi sono stati solo a fare il turista.

E' stata una bellissima esperienza perchè Varsavia, rispetto alle altre capitali europee è una "città simbolo" della follia della seconda guerra mondiale essendo stata distrutta dai tedeschi durante l'ultima guerra per l'85 %  con alle spalle una storia terribile della completa distruzione del ghetto ebraico e della rivolta.
Tutta la cirttà vecchia, escluso il ghetto ma compreso il castello del Barbacane, le mura, le chiese e le vecchie case del centro storico ed il palazzo ducale erano stati completamente ricostruiti com'erano e dov'erano.

Ho trovato Varsavia una città molto moderna, pulita ed ordinata, con grandi parchi, lunghi viali con grattacieli, alberghi e grandi magazzini.
Se uno non conoscesse la storia, non sembra nemmeno che tutto questo sia stato costruito sulle macerie di una delle città più disgraziate della storia dove il "vincitore" non desiderava una "conquista" ma un annientamento di un intero popolo.

Nonostante la modernità, il passato era palpabile ed ancora "non dimenticato" per la presenza di numerosi gazebo fotografici sulla storia della città prima del 1939, di lapidi e monumenti commemorativi, anche con la visita ad un piccolo museo sulla rivolta del 44'.

Dell'occupazione russa sono rimasti ancora solo alcuni  vecchi palazzi di periferia ed il più imponente e "mostruoso" esempio di architettura staliniana era rappresentato dal palazzo della cultura "dono" del popolo sovietico alla città, .......un po' poco  per farsi "perdonare".....per essere stati spettatori impassibili nel 44' al di là della Vistola assistendo allo sterminio dei ribelli polacchi da parte della Wehrmacht che si batterono fino alla fine sperando nel loro aiuto che non arrivò mai.

Una visita al "ghetto"

Andando a Varsavia, non potevo non andare al monumento nel ghetto per rendere omaggio ai 450.000 ebrei di Varsavia uccisi sia sul posto che deportati nei vari campi di sterminio.
I sopravvissuti? Poche centinaia. Del ghetto, come da ordini di Hitler non è rimasto assolutamente più niente come se queste persone, uomini, donne, vecchi e bambini non fossero mai esistiti......

Solo una lapide in un giardino vicino ad una striscia commemorativa lunga pochi metri indica dove c'era il muro che chiudeva il ghetto che separava la vita dalla morte. Terribile.

Le due candele votive ( vuote ) hanno una loro storia: pur identiche sono state raccolte, la prima nelle vicinanze del monumnto agli ebrei morti nel ghetto mentre  il secondo raccolto a Gerusalemme.

Il ghetto ebraico di Varsavia

(in tedesco Jüdischer Wohnbezirk in Warschau) fu istituito dal regime nazista il 16 ottobre 1940 nella città vecchia di Varsavia. Con i suoi 450.000-500.000 abitanti fu il più grande tra i ghetti nazisti in Europa. Il quartiere Nalewki, pieno di condomini e privo di spazi verdi, era la zona tradizionalmente abitata dalla comunità ebraica di Varsavia, allora la più numerosa al mondo dopo quella di New York. Oltre al polacco, vi si parlavano l'yiddish, l'ebraico e il russo (dagli ebrei che erano fuggiti dalla Russia).





Prima dell’invasione tedesca della Polonia nel settembre 1939, nella zona abitavano anche non-ebrei e gli ebrei avevano piena libertà di spostarsi e stabilirsi anche negli altri quartieri della città. Sotto il Governatorato Generale Tedesco, l’istituzione del ghetto come luogo esclusivo di residenza coatta della popolazione ebraica locale fu il primo passo nel processo che avrebbe portato nel giro di pochi anni allo sterminio della quasi totalità dei suoi abitanti.

La distruzine del ghetto di Varsavia

Tra i 250.000 e i 300.000 abitanti del Ghetto di Varsavia furono assassinati a Treblinka tra il 23 luglio e il 21 settembre del 1942.
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Per otto settimane, le deportazioni continuarono al ritmo di due treni al giorno, ciascuno dei quali trasportava dalle 4.000 alle 7.000 persone. Le vittime erano suffocate in gruppi di 200 persone con l'uso del monossido di carbonio. Nel settembre 1942 furono costruite nuove camere a gas capaci di uccidere ben 3.000 persone in sole 2 ore, il che permise di incrementare considerevolmente il numero delle persone trasportate. Nelle ultime due settimane dell’operazione che si concluse il 21 settembre 1942, circa 48.000 ebrei di Varsavia vennero deportati ed uccisi. L'ultimo trasporto con 2.200 vittime della capitale polacca includeva la polizia ebraica coinvolta nelle deportazioni e le loro famiglie
Del muro che chiudeva il ghetto
rimane oggi solo una "striscia" nel prato

Sempre passeggiando nelle vicinanze del ghetto c'era un giardino ed in vicinanza di questo una lapide commemorativa ed una striscia di pietre.
Era il confine del muro del ghetto che lo separava dalla città.
L'ho osservato con rispetto ma senza volere ero passato dalla morte alla vita....
Una immagine di tenerezza

A pochi metri dal monumento alle vittime del ghetto faccio pochi passi all'interno e noto quelle due persone anziane che camminano lentamente tenendosi teneramente per mano.
Mi sono domandato da giovanissimi, di quante esperienze, ed atrocità avranno assistito sopravvivendo da quel periodo?
Quante immagini sono ancora fotografate indelebilmente nella loro memoria?

E' bello vedere però, all'interno di dove era il ghetto, che due mani si uniscono teneramente calpestando un vialetto in un posto così tristemente significativo.


Altri muri che esitono ancora


07/04/2019
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