Perdonare o Perdonismo? - Riflessioni sul cattolicesimo di oggi

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Perdonare o Perdonismo?

Perdonare o Perdonismo?



di Francesco Franco Coladarci

Il perdono è la medicina dell'anima, ma come ogni medicina vi sono le istruzioni su come poterla assumere affinché se ne traggano benefici.

Perdonare deriva dalla nobile lingua latina che significa “per donare”, la particella “per” è una particella intensiva la quale indica la totalità e la completezza del donare, con il perdono si rinuncia a compiere un’azione, una vendetta, una rivalsa, e quindi un agire contro l’offensore.

Prima di inoltrarci su l'argomento del perdono vediamo nelle epoche passate come certi atti venissero risolti, nelle società arcaiche e quindi molto antiche, era in uso quella che possiamo definire la” vendetta”, tale azione ristabiliva, l'equilibrio che l’offensore aveva tolto, e quindi tale equilibrio lo si poteva ristabilire esclusivamente con la vendetta la quale possiamo definirla come una “sorta di giustizia”.

È facile d'altronde immaginare come questo equilibrio sia stato alquanto critico in quanto molto probabilmente si sarebbero instaurate delle faide, le quali sarebbero andare oltre al ristabilimento di quella giustizia (vedere l’azione dei figli di Giacobbe quando la loro sorella è stata violentata.

Il fatto che spesso questa vendetta andava oltre quella occorrente a ristabilire quell'equilibrio sociale, e proprio per non andare oltre nell'attuare questa sorta di giustizia che Israele ebbe la famosa legge del “Taglione”, la quale permetteva si, la vendetta, ma che la medesima doveva essere proporzionata all'offesa recata, questa legge avrebbe evitato l’innescarsi delle faide che in un altro contesto erano facili da attuarsi.

Con il tempo dalla vendetta ad appannaggio del parente più prossimo, fu avocata a se dalla società, la quale in qualche forma doveva ristabilire la giustizia, vediamo però che con il Kerygma gesuano anche la vendetta la quale ebbe una trasformazione in giustizia subisce ancora una metamorfosi, ed ecco che Cristo propone un nuovo modo di relazionarsi tra i simili ed è quello del perdono.(tralasciamo per ora ciò che è intimamente legato al perdono, cioè la riparazione).

Il perdono non è un atto facile, bensì abbastanza difficile, quante volte abbiamo ricevuto un'offesa, piccola o grande che sia, pensiamo un attimo, qual è stata la prima reazione “istintiva”, quello di rendere pan per focaccia, di rispondere nello stesso modo, e a volte anche con gli interessi, ed è proprio in questo momento che entra il perdono, la privazione di una reazione la quale può essere anche giusta da un punto di vista umano, ma tale reazione non potrà mai ristabilire una comunione, ristabilire quei rapporti sociali con il proprio simile, anzi, amplia quella crepa che l’offensore ha procurato, sia volontariamente che involontariamente.

Quindi il perdono non è un atto semplice, non bisogna mai pensare che perdonare sia come chiedere un bicchiere d'acqua, il perdono necessita di un cammino impegnativo, un cammino non facile e spesso un cammino arduo, il perdonare non è dimenticare e dimenticare non è perdonare.

Il perdono non è il classico colpo di spugna, non è dimenticare, ed è proprio in virtù di non dimenticare che si pongono le basi per il perdono, il perdono permette all'offensore di ripristinare la propria dignità di ristabilire quel rapporto comunitario con l’offeso, ma questo lo si può fare solo se non si dimentica, il perdono non dimentica il male commesso, ma proprio in virtù che tale atto non è dimenticato si manifesta la necessità del perdono, alla richiesta fatta a Gesù su quante volte bisogna perdonare il fratello, Gesù rispose, fino a 70 × 7 ciò denota che al perdono non c'è limite, ma come in tutti gli atti anche il perdono deve seguire una sua procedura.

Il perdono non è un atto dovuto, esso è richiesto dall'offensore affinché si possa ristabilire sia la propria dignità sia il rapporto di comunione con l'offeso, ecco dunque che nella preghiera del Padre nostro la creatura fa richiesta al creatore del perdono, senza dubbio noi sappiamo che Dio in quanto Dio conosce tutte le cose, la scrittura ci dice che Dio conosce ciò che gli chiediamo, ma questo non vuol dire esimersi dal richiedere tale perdono, Sant'Agostino disse, “Dio crea te anche senza di te, ma per salvare te ha bisogno di te”, Gesù disse, “cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto, chiedete e otterrete”, si comprende che la persona deve compiere un’azione affinché certe circostanze o certe ferite possano essere sanate.
Il perdono abbiamo detto è richiesto, la richiesta deve ottemperare alcuni passi.

Prima di tutto l’offensore deve provare nel suo intimo, nel suo cuore, ciò che si chiama “contrizione di cuore”, cioè il sincero dispiacere di aver offeso, a prescindere se la motivazione di tale atto sia giusta o sbagliata, l’offensore deve desiderare nel suo cuore un risanamento con l'offeso, il desiderio di ristabilire quel rapporto che aveva antecedentemente con lui.

Per ottenere il perdono non basta la contrizione di cuore e il desiderio di risanamento, ma necessita di eliminare la dove è possibile gli effetti di tale atto, se è vero che l’offensore chiede perdono all'offeso è anche vero che gli effetti di tale offesa rimangono, giustizia vuole che tali effetti debbano essere rimossi (Morale), per comprendere ciò che voglio dire faccio un piccolo esempio, poniamo il caso che un mio amico mi diffami pubblicamente, in seguito si pente di ciò che ha fatto e sinceramente mi chiede di perdonarlo, giustizia vuole che il perdono deve seguire il ristabilimento della mia onorabilità, in sostanza l’offensore il quale pubblicamente mi ha diffamato, deve pubblicamente farne una ritrattazione, perché se è vero ed è vero, che il perdono è un atto di misericordia la quale è una qualità divina, anche la giustizia è una qualità divina e non si può osservarne una a discapito di altre, non si può osservare un comandamento e rifiutarne un altro o si accettano tutti o si rifiutano tutti, si comprende molto bene come perdonare diventa difficile quando tale diffamazione sussiste davanti agli altri, una volta rimossi gli effetti non sussistono più impedimenti al perdono.

Alcuni vorrebbero storcere il naso alla mia affermazione “il perdono deve essere richiesto e non dato a prescindere”, come se fosse dovuto, se il perdono fosse un atto dovuto, ossia, fosse un atto a prescindere quindi, se richiesto o meno, noi metteremo Dio in difficoltà, perché dunque Gesù ci dice di “chiedere al Padre” di perdonare le nostre colpe?, il Padre potrebbe perdonarci senza nessuna richiesta da parte nostra, ma se il perdono è un atto dovuto, a prescindere se lo richiediamo o meno, se ci pentiamo o meno, allora Dio dovrebbe perdonare tutti quelli che fanno il male senza che essi chiedano perdono, ma non solo, se le cose dovessero stare così non si capisce allora perché non dovrebbe perdonare anche Satana quale “principe del male” giacché a detta di alcuni il perdono è dovuto e non concesso, si comprende bene che ciò non è possibile, tale pensiero (Apocatastasi) è stato bollato come “eretico”.

Il perdono è un atto privato, tra l'offeso e l’offensore, raramente coinvolge anche altri, il perdono quindi è motivato dall'amore interiore, dal desiderio di riavere un rapporto comunitario verso l’offensore.

Ma vi è un altro tipo di perdono, il quale può essere definito “Perdonismo”, il quale non ha assolutamente nulla dei motivi propri del perdono.

Il Perdonismo, un atto teatrale, il quale non mira al risanamento dell'offesa, ma, soddisfa il compiacimento di sé stesso davanti ad tutti, il Perdonismo appaga le proprie ambizione, i propri desideri, il proprio apparire, esso serve ad avere davanti al pubblico una facciata di pseudo bontà, un desiderio di essere apprezzati dagli altri, per cui gli atti, in se stessi sono nobili ma posizionati nel contesto (il Fine) risultano fallaci. ( T.Morale)


Il perdono richiama un’azione privata, semplice, tra l'offeso e l’offensore poiché la questione è propria di questi due, il perdono non cerca la spettacolarità, il consenso, l'apparire, la riserva.
A contrario il Perdonismo cerca la spettacolarità, il pubblico, l'essere approvati, ed apparire per quello che non si è, ecco dunque l'importanza di concedere il perdono senza condizioni senza riserve senza “se” senza “ma” il perdono è un dono, esso deve scaturire dall'amore verso Dio e verso il prossimo, deve scaturire dal cuore, poiché se così non fosse il nostro perdono altro non è che il Perdonismo.

Pax et gaudium


07/04/2019
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