Riflessioni sulla "fede" - Riflessioni sul cattolicesimo di oggi

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Riflessioni sulla "fede"

Riflessioni sulla fede

In questo recente periodo mi sono trovato a fare una serie di riflessioni su alcune pagine del Vangelo rimettendo in discussione tutti i miei "risultati" per verificare se questi potevano darmi una vera serenità interiore o rappresentavano solo dei semplici palliativi.

Dentro di me mi mancava ancora qualche cosa .

Sul tema della fede, in effetti, fino ad ora non avevo capito niente e davo per scontato l'abbinamento del concetto di "fede" ad essere sempre stato semplicemente un bravo cristianuccio comportandomi bene...
Stranamente su queste riflessioni sono stato recentemente aiutato quando ho trovato casualmente su Youtube la conferenza del sig. Giancarlo Farina, il quale spiega, nel filmato, le ragioni iniziali del suo abbandono dai testimoni di Geova.
Voi direte che cosa c'entrano in questo i testimoni di Geova, ma il "messaggio di base che ha convertito lui, alla fine ha convertito, o meglio ha aperto alla verità, anche il sottoscritto.

Il risultato finale è che le tue opere da sole non ti salvano se non hai la fede e questa non si "compra" nè si "conquista" ma è un dono, un dono di Dio.

Una volta avevo parlato della "generosità" e Dio è generoso nei nostri confronti generando in noi, se crediamo in lui una cosa bellissima: "la speranza".
Questo spiega perchè ho voluto inserire due parabole fondamentali: "gli operai dell'ultim'ora" e "le nozze di Cana".

Nella prima si evidenzia la incontestabile generosità di Dio verso chiunque si ravvede anche all'ultim'ora e la seconda, dove senza la fede la nostra vita, rimarrà sempre "acqua",  incolore e senza sapore.....
In conclusione però per acquisire il dono della fede, bisogna avere anche le mani sempre aperte per riceverlo, poichè se le ritiriamo spesso, Lui, non potrà offrircelo.

Nelle pagine successive  ho fatto inoltre delle ulteriori riflessioni se alla fine basti solo la fede per risolvere tutti i nostri problemi esistenziali, scoprendo che la fede, fine a sè stessa, non è sufficiente.
La 1° lettera di San Paolo ai Corinzi (13, 1- 13) conclude con le parole: "Ora esistono tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità."

Basta allora avere fede in Dio e fare della carità, in breve donare agli altri un po' del tuo ?
Non basta ancora poichè in molti passi del Vangelo la parola "carità" si identifica anche con "amore verso il prossimo" e se in questa "carità" non esiste amore ma solo indifferenza e "pietà" verso l'altro, il castello "fede, speranza e carità" alla fine, cade miseramente.

Nelle pagine successive parlerò delle opere e del valore della carità. Le mie conclusioni?
Accettare sempre la generosità di Dio rendendosi sempre disponibili verso di Lui, quindi avere fede; realizzarsi nella vita dando il meglio di noi stessi in base a quanto ci è stato dato ma contemporaneamente non perdere mai di vista che il nostro operato deve essere sempre destinato con amore anche verso il prossimo.

Gli operai dell'ultima ora
Matteo 20,1-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono.

Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
Così gli ultimi saranno i primi e i primi, gli ultimi”.
Il mio commento

Personalmente ritengo che questa sia una delle più belle parabole di Gesù poichè, apparentemente sibillina, è densa di importantissimi e significativi  insegnamenti.
Apparentemente, leggendo "da sindacalista" questa parabola uno si domanda se fosse stato giusto dare la stessa paga a tutti indipendentemente dalle ora lavorate e che alla fine se c'era qualcuno che protestava, poteva sotto, sotto, avere anche le sue ragioni.

Se invece osserviamo meglio il testo e cerchiamo di ben interpretarlo, Gesù voleva indicare la giornata di lavoro come la nostra vita ed  i diversi vignaioli come chi nella sua vita si avvicina a Dio ed in pratica viene da lui "chiamato" alle diverse "ore" della vita stessa.
Il vero significato che ne traspare è che Dio non fa alla fine alcuna distinzione fra chi si è sempre comportato bene in vita sua oppure anche chi all'ultimo momento, pentendosi, si è avvicinato a lui.

Tutti indistintamente vengono alla fine accolti e in egual misura amati e premiati.
Dio, nel suo Regno, non fa distinzione e privilegi di sorta.
Ne traspare pertanto un grande messaggio di fede e di speranza di redenzione anche per coloro i quali hanno sempre condotto tutta la loro esistenza da "peccatori".
Le ultime parole di Gesù sulla croce, rivolgendosi ad uno dei due ladroni pentiti, trasmettono ed evidenziano lo stesso messaggio di salvezza: "anche tu oggi sarai con me in Paradiso".

Il secondo importante messaggio è la forte risposta a chi si lamentava del diverso trattamento subito, venendo dal "Padrone" pesantemente redarguito.
Tu devi godere della tua vita e di quanto ti ha offerto il Signore, poco o tanto che sia senza mai fare confronti con il prossimo che ti circonda. E' questo continuo lamentarsi e guardare sempre "in tasca degli altri" più che nelle proprie che è oltremodo disdicevole.

Dio, il Padrone, ha il diritto di dare ad ognuno di noi ciò che desidera, poco o tanto che sia. (qui si può fare un riferimento alla parabola dei talenti ).
Spetterà poi a noi, senza mai guardare gli altri di "spendere sempre bene" quanto ricevuto.
Le nozze di Cana

Giovanni  2, 1-10
Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno più vino". E Gesù rispose: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora".
La madre dice ai servi: "Fate quello che vi dirà".

Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le giare"; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: "Ora attingete e portatene al maestro di tavola". Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono".


Il mio commento

Questa pagina del Vangelo che descrive uno dei primi miracoli di Gesù apparentemente semplice da capire l'ho interpretata forse a modo mio ma decisamente interessante da poter essere raccontata.
Nella vita ognuno di noi si "costruisce" e realizza la propria giara, chi piccola, chi grande chi di coccio chi di ferro o di qualsiasi altro materiale cercando di non sfigurare mai nel confronto con gli altri facendola vedere sempre più bella, dorata o arricchita esternamente di fregi diversi.

Quando poi arriva "l'ora di far vedere il contenuto" si nota che spesso questi bellissimi contenitori sono rimasti spesso sempre vuoti per tutta la loro vita e quindi agli occhi di Dio, un "contenitore" che non ha mai "contenuto" niente riimane assolutamente inutile e quindi da "gettare"......
. ed altri ancora rimasti sempre colmi di semplice acqua.
E' pur vero che l'acqua è sempre un elemento  importante ma è insapore e incolore. Quindi un bene finale che non esprime e non dice niente salvo lo scopo di far vivere.
Pochi altri invece,  alla loro apertura, si sono rivelati colmi di "buon vino".
Da dove allora è venuto questo "vino" ?
"Fate quello che vi dirà (Gv 2, 5)"

Il segreto è tutto qui: occorre porsi davanti a Gesù e a chiedergli: che cosa vuoi che io faccia?
Nella nostra vita dovremmo essere come quei servi che obbedirono a Gesù, riempiendo d'acqua (e quindi di opere realizzate nella nostra vita) le giare ma anche con la fede nel Cristo che "qualche cosa sarebbe successo" : la mutazione dell'acqua in vino. Un'opera che solo Lui poteva compiere nei nostri confronti effettuando il vero cambiamento della nostra vita dandole un "sapore", un senso.
In breve la nostra vita anche se colma di opere, senza la fede in Cristo, rimarrà sempre "acqua" ed è solo con la fede che tutto si trasformerà in un "vino" eccellente.
Vieri


07/04/2019
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