Trovarsi in Israele - Riflessioni sul cattolicesimo di oggi

Cattolici oggi
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Trovarsi in Israele

Trovarsi in Israele



Ho girato per anni e conosco bene tutta l'Europa oltre ad aver avuto esperienze diverse  in Russia, Stati Uniti e Cina.
Visitare Israele è stata però una esperienza decisamente diversa ed unica nel suo genere poichè a differenza di altri paesi, Israele concentra in poche migliaia di chilometri quadrati, popoli e religioni completamente diverse con una storia particolarmente tormentata.
Gerusalemme, in particolare, è ancora oggi una città amata e contesa da millenni e che non trova ancora pace.

Sono stato ad Aushwitz, a Dacau, a Bergen Belsen, a Terezin, nel Ghetto di Varsavia e dopo le atrocità del nazismo non potevo non avere comprensione e simpatia per questo popolo che credevo avesse solo "nemici" all'esterno ma che invece si è rivelato fragile e contraddittorio anche al suo interno sotto molti aspetti. Il primo dei quali di carattere esclusivamente religioso per la presenza non irrilevante di ebrei ortodossi che costantemente , nei decenni di vita di Israele, sono aumentati di numero e di influenza.

Dal punto di vista teorico non esistono religioni monoteiste che predicano l'odio e la divisione tra i popoli e tutti, sempre teoricamente, dovrebbero essere fratelli ma molti pregiudizi e ortodossie frenano oggi, se non ostacolano, questo processo di integrazione .


Il Dio degli ebrei "parla" infatti solo ebraico ed è "ad uso e consumo" esclusivamente del popolo ebraico, "il popolo eletto".  Questa convinzione  ha sempre portato gli ebrei a distinguersi dagli altri popoli e mantenendo inalterate per secoli le loro immutate tradizioni, li hanno sempre condotti ad isolarsi in ghetti creando quelle condizioni di intolleranza che in più occasioni storiche li hanno portati  ad essere o scacciiati come dalla Spagna e dall'Inghilterra, o addirittura "annientati" dalla Germania nazista.
Molti ebrei ortodossi vivono ancora nell'attesa del Messia e rinnegano come gli haredim ed i  "Neturei Kartaogni" ogni forma di civile partecipazione allo stato oltre a giudicare come eretici gli appartenenti ad altre confessioni come scritto nel Talmud: "45-29N - Non avere pietà e paura dei falsi profeti. "- "Deut. 18:22. e 38-18NV - Non risparmiarti di odiare chi predica altri idoli. - Deut.13:9".......
Manifestazioni di intolleranza anche verso i cristiani sono avvenute recentemente da questi estremisti religiosi con scritte ingiuriose verso Gesù su alcune porte di conventi.

Allah, parla e si manifesta poi solo in arabo e secondo il Corano tutti gli altri che non credono in lui sono degli "infedeli". Le loro moschee sono in genere inaccessibili ad altre confessioni. Sunniti e sciiti oltre a numerose frange estreme di integralisti islamici si contendono poi con le loro diverse interpretazioni le "verità" del Corano  non disdegnando spesso, come è ben noto, atti violenti di intolleranza verso le altre fedi.
Poi esistono i cristiani dove le divisioni fra le varie confessioni: da quella cattolica a quella ortodossa greca, siriaca, eritrea, armena, luterana, protestante, evangelica, ecc. risultano particolarmente evidenti a Gerusalemme.
Anche qui, a volte l'intolleranza fra cattolici ed ortodossi si è manifestata per i presupposti "diritti" di accesso ai luoghi santi.

Il Dio cristiano non è appannaggio di un solo popolo e la sua parola è universale. Nonostante questo, la convivenza fra cristiani ed ebrei  rimane ancora difficile per secoli di reciproci sospetti: da un lato l'accusa di aver ucciso Gesù e dall'altro di essere stati perseguitati per secoli da tutte le comunità cristiane fino a giungere all'olocausto.
Da queste brevi considerazioni si può capire allora come sia difficile far convivere insieme in poche migliaia di kmq. tante teste e tanti pregiudizi.

Israele: un immenso ghetto.
Ogni comunità vive e lavora nei suoi gusci chiusi e quasi inaccessibili ad altre confessioni dove Gerusalemme da secoli ne è l'esempio più evidente.
Questo senso di divisione dove non esistono vere barriere, a parte il famoso "muro" di divisione con la Cisgiordania, alla fine ti soffoca nei comportamenti, negli sguardi, nei differenti modi di vivere.


Non è folclore, è la tragica constatazione che gli uomini in questo paese non sono uguali, con pari diritti, dignità e doveri. La religione e l'ortodossia dividono  irrimediabilmente le coscienze.
Quando sei in mezzo alla gente alla fine ti senti sempre "uno straniero" e non sai mai con chi potresti incontrare se sei considerato suo fratello o un suo potenziale oppositore per il credo che porti.
Spesso rimani indifferente e la gentilezza, l'accoglienza e la disponibilità, anche per le eccessive regole religiose, rimangono solo parole vuote. Questa è stata la mia impressione.
Tutte queste contraddizioni, dove rimane difficile capire dove stia veramente la verità e la ragione, generano alla fine diffidenze verso tutto e verso tutti e fanno si che Israele venga oggi nel mondo più compreso che amato.

Vieri
Settembre 2012


07/04/2019
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